CASA è il blog di Gaetano Foti nato per condividere con intellettuali di diverse aree d’interesse, un’idea di modernità plurale e originale dell’Europa mediterranea.

‘VITTORIA’ (IN BERLIN)

Siamo felici di promuovere questo lavoro prodotto in Sicilia nel 2009 e frutto di una collaborazione (quella tra Federico Baronello, Takuji Kogo e il progetto *Candy Factory) di cui ci sentiamo di far parte.

Vittoria è la documentazione fotografica – impaginata e montata col solito stile ripetitivo e caleidoscopico, marchio di fabbrica dei lavori di *Candy Factory – di uno spaccato del modello di produzione su larga scala del pomodoro “ciliegino” siciliano. Sostanzialmente un modello di sfruttamento intensivo delle coltivazioni consentito dalle più moderne tecnologie di serricoltura e dalla mano d’opera fornita da immigrati maghrebini o provenienti dai paesi dell’Europa dell’est. Tipico di quest’area della Sicilia, il paesaggio delle serre di pomodorini e ortaggi si estende per più di cento chilometri su tutta la campagna della fascia costiera che va da Portopalo fino a Licata ed ha come centro il mercato ortofrutticolo della città di Vittoria.

Vittoria sarà presentato, dal 28 settembre al 14 ottobre 2012, al ZK/U Berlin Zentrum für Kunst und Urbanistik nell’ambito della retrospettiva di *Candy Factory ‘A new history of contemporary art i.e.: 
The nation state as a work of art’. La mostra si compone di installazioni video multiple, re-mix di progetti coordinati da Takuji Kogo in collaborazione con Federico Baronello, Mike Bode, Young Hae Chang Heavy Industries, John Miller, Sean Snyder e Second Planet.

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FILIPPO LEONARDI, ‘COLOMBAIA’.

Colombaia è un work in progress concepito per mettere in comunicazione due spazi collegati coinvolgendo dei colombi viaggiatori.

Utilizzando questi volatili come strumento per restare in contatto tra località diverse (provocazione al mondo della comunicazione, ormai sempre più rapido e distante in quanto a relazioni intersoggettive), Filippo Leonardi intende riflettere sulla necessità culturale, propriamente umana, di classificare in categorie. Si tratta dei cosiddetti luoghi comuni, dei pregiudizi che, una volta assimilati, muovono sentimenti ambigui di accettazione o repulsione.

[Infatti] contrariamente all’immaginario collettivo che vede il colombo come una piaga sociale da estirpare con diversi stratagemmi di dissuasione, esso ha invece una lunga storia e letteratura: dai Sumeri sino alla Prima guerra mondiale, il colombo è rappresentativo del modo di comunicare per via aerea, rivelandosi di importanza vitale in situazioni d’emergenza dove la comunicazione via terra risultava compromessa e poco sicura.

COLOMBIGRAMMI (#1 – #2 – #3 – #4 – #5), collage digitali 29×21,7 cm. cad., 2010/12.

 

Colombigrammi sono una serie di collage digitali in cui Filippo Leonardi unisce dati storici relativi alla specie analizzata; immagini e scritti di anatomia comparata che rimandano a tavole scientifiche; frasi tratte dalla letteratura e aforismi contenuti nella genesi biblica che ripercorrono, da una prospettiva umana, l’evoluzione e la storia del colombo.

VOLOUNICO (#7 – #8), digital video, durata: 13’04” (#7) 11’09” (#8), 2012.

Colombaia si completa infine di un video. Non si tratta di materiale documentativo inerente le diverse fasi di realizzazione del progetto ma di nuove narrazioni sul viaggio intrapreso dai colombi, metafore dell’andata e del ritorno [tra i due spazi di cui sopra].

[testi di Claudio Cravero, dal catalogo della mostra di Filippo Leonardi FREEVOLO alla galleria collicaligreggi, Catania 2012.]

FEDERICO BARONELLO, ‘LAMPEDUSA’.

Federico Baronello dedica il suo sguardo all’isola siciliana, fotografando una realtà discontinua e contraddittoria in una sequenza di immagini, che mostrano punti di vista incompleti su una realtà frammentata, incorniciate e disposte ordinatamente su una parete quasi come si trattasse di uno “story board” [oppure una “griglia” modernista a-la Becher].

Dopo aver realizzato una serie di sopralluoghi a partire dall’estate del 2004, Federico Baronello realizza, nel 2005, un reportage fotografico che esamina i movimenti migratori Nord-Sud e Sud-Nord, e le economie che ne derivano, con un focus particolare sui luoghi in cui questi movimenti, il turismo e l’industria del tempo libero, le traiettorie e le zone del provvisorio della  migrazione irregolare, si sovrappongono.

Lampedusa – isola più vicina alle coste della Tunisia che alla Sicilia – è, infatti, tristemente nota per lo sbarco di rifugiati che ne hanno fatto tappa prescelta nei disperati tentativi di raggiungere il continente europeo. D’altra parte, Lampedusa è anche un ritrovo per i turisti attratti da spiagge incontaminate scelte dalle tartarughe marine per deporre le loro uova…

[Marina Sorbello e Antje Weitzel, dal testo di presentazione per il progetto interdisciplinare ‘Transient Spaces’, 2010.]

‘Lampedusa / Ganges #1 – #2 – #3 – #4’ – ‘Lampedusa / Golgotha #1 – #2 – #3 – #4’, n.8 (otto) stampe Giclée su carta cotone su Dibond, dim. cm. 50×70 cad., 2005 (2012, anno di stampa), edizione 3/5.

Federico Baronello & Takuji Kogo ‘How To Reach Lampedusa’, Shockwave Flash Movie, durata 7’ ca., 2005-2007, ed. 2/3.

Nel loro lavoro Kogo e Baronello resistono alla tentazione della critica di stampo ideologico, piuttosto preferiscono pensare al modo migliore per raccontare la realtà esistente. Qualsiasi messaggio politico scaturente da questo processo è vincolato al materiale originale e alla determinata situazione culturale. Allo stesso tempo, la loro testimonianza, anche se realistica, dev’essere considerata propedeutica ad una realizzazione ideologica del futuro.

‘How To Reach Lampedusa’ mostra la discrepanza tra l’idillio del luogo di villeggiatura e la cruda realtà dell’isola quale destinazione finale dei corpi di profughi africani. Disponendo immagini alternate di entrambi i casi, l’”innocente” immagine di una spiaggia al sole, idea solitamente associata al divertimento scanzonato, assume una parvenza decisamente sarcastica.

[testo di Paul Willemsen, dal catalogo della mostra ‘No Place Like Home – Perspectives On Migration In Europe’, Argos Centre For Art & Media, Brussels 2008.]

2004_ Crossing Sound Performance.

Nel maggio 2004, l’organizzazione Zerynthia ha organizzato l’evento artistico Crossing Sound, una trasmissione audio tra artisti e intellettuali e tra confini geografici e metaforici. In luoghi simbolo come Gorizia, Berlino, Catania/Malta e Tel Aviv, sono stati attivati i punti di trasmissione e di ricezione delle onde radio.

Gaetano Foti, Gianluca Collica e Sergio Taccone hanno presentato Sea Wall, in connessione con Deborah Xuareb del giornale Malta Independent. Tecnicamente il pezzo Sea Wall è una musica eseguita attraverso un’elaborazione al computer del suono prodotto dalle onde del tratto di mare tra due punti di confine del canale di Sicilia, Capopassero (Italia) e S. Elmo (Malta).

2003_ Visible and Invisible.

Il contatto con gli artisti può suggerirci nuovi punti di vista.

Assieme al gallerista Gianluca Collica, Gaetano Foti ha organizzato un incontro con il fisico britannico John March Russel. La conferenza tenuta presso il Museo Diocesano di Catania ha presentato il progetto Firma dell’Invisibile, promosso dal CERN, in cui Russel è stato tra gli scienziati più impegnati avendo collaborato attivamente con una nutrita selezione di artisti di fama mondiale chiamati a produrre opere d’arte ispirate alle ricerche della fisica al livello delle particelle e dell’antimateria; per rendere visibile quel territorio di confine, quando le ipotesi scientifiche, prima della loro dimostrazione, appartengono al campo delle intuizioni creative.

John M. Russel illustrates Paola Pivi project elaborated at CERN.

2002_ Portopalo, Kassel.

«Non un singolo, non l’equipaggio di una barca, ma un’intera comunità ha stretto un tacito accordo per ignorare quei cadaveri naufragati. Non devono aver fatto così anche i contadini che, vedendo passare i treni per Treblinka o per Auschwitz continuavano a fare tranquillamente il loro lavoro, quando non si fermavano a fare cenni derisori che alludevano alla prossima eliminazione del carico dei convogli? Non mangiate pesce di Portopalo perché si ciba di carne umana!» (da CNN Italia: Le prove del naufragio)

Seminario Documenta XI, 13 settembre 2002. Relatori: Stefano Boeri, Carmelo Causale, Anna Detheridge, Sarat Maharaj, Yehuda Safran.

È stata l’urgenza dettata da una sincera polemica a far sì che il fisico siciliano Gaetano Foti partecipasse ad una tavola rotonda, organizzata dalla Documenta XI di Kassel, incentrata su alcuni drammatici fatti avvenuti a Portopalo, il villaggio di pescatori siciliani più a sud di Tunisi. Da quel momento in poi, un’autentica passione per l’arte contemporanea ha spinto Gaetano Foti a costruire un originale rapporto tra scienza e R&D ed il mondo della formazione e della cultura visiva.

Il prof. Foti insieme al critico d’arte Yehuda Safran e l’architetto Stefano Boeri alla Documenta 11 di Kassel (Germania).