FEDERICO BARONELLO, ‘LAMPEDUSA’.

di nucciofoti

Federico Baronello dedica il suo sguardo all’isola siciliana, fotografando una realtà discontinua e contraddittoria in una sequenza di immagini, che mostrano punti di vista incompleti su una realtà frammentata, incorniciate e disposte ordinatamente su una parete quasi come si trattasse di uno “story board” [oppure una “griglia” modernista a-la Becher].

Dopo aver realizzato una serie di sopralluoghi a partire dall’estate del 2004, Federico Baronello realizza, nel 2005, un reportage fotografico che esamina i movimenti migratori Nord-Sud e Sud-Nord, e le economie che ne derivano, con un focus particolare sui luoghi in cui questi movimenti, il turismo e l’industria del tempo libero, le traiettorie e le zone del provvisorio della  migrazione irregolare, si sovrappongono.

Lampedusa – isola più vicina alle coste della Tunisia che alla Sicilia – è, infatti, tristemente nota per lo sbarco di rifugiati che ne hanno fatto tappa prescelta nei disperati tentativi di raggiungere il continente europeo. D’altra parte, Lampedusa è anche un ritrovo per i turisti attratti da spiagge incontaminate scelte dalle tartarughe marine per deporre le loro uova…

[Marina Sorbello e Antje Weitzel, dal testo di presentazione per il progetto interdisciplinare ‘Transient Spaces’, 2010.]

‘Lampedusa / Ganges #1 – #2 – #3 – #4’ – ‘Lampedusa / Golgotha #1 – #2 – #3 – #4’, n.8 (otto) stampe Giclée su carta cotone su Dibond, dim. cm. 50×70 cad., 2005 (2012, anno di stampa), edizione 3/5.

Federico Baronello & Takuji Kogo ‘How To Reach Lampedusa’, Shockwave Flash Movie, durata 7’ ca., 2005-2007, ed. 2/3.

Nel loro lavoro Kogo e Baronello resistono alla tentazione della critica di stampo ideologico, piuttosto preferiscono pensare al modo migliore per raccontare la realtà esistente. Qualsiasi messaggio politico scaturente da questo processo è vincolato al materiale originale e alla determinata situazione culturale. Allo stesso tempo, la loro testimonianza, anche se realistica, dev’essere considerata propedeutica ad una realizzazione ideologica del futuro.

‘How To Reach Lampedusa’ mostra la discrepanza tra l’idillio del luogo di villeggiatura e la cruda realtà dell’isola quale destinazione finale dei corpi di profughi africani. Disponendo immagini alternate di entrambi i casi, l’”innocente” immagine di una spiaggia al sole, idea solitamente associata al divertimento scanzonato, assume una parvenza decisamente sarcastica.

[testo di Paul Willemsen, dal catalogo della mostra ‘No Place Like Home – Perspectives On Migration In Europe’, Argos Centre For Art & Media, Brussels 2008.]

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